Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





giovedì 28 maggio 2015

Piano rifiuti Sicilia, dopo tre anni arriva il primo si da Roma…COMBUSTIBILI SOLIDI SECONDARI DECRETO_14_febbraio_2013_n_22

Piano rifiuti Sicilia, dopo tre anni arriva il primo si da Roma…



Non sempre è la Sicilia quella che perde tempo. Il piano rifiuti presentato dall’allora governo regionale di Raffaele Lombardo ha avuto un primo si da Roma, dal Ministero dei Beni Culturali. L’annuncio lo ha dato il presidente della Regione Crocetta, che fa notare come, nonostante il ritardo, il piano sia comunque utile a sbloccare risorse per un’emergenza che non conosce fine.
“Ieri – ha aggiunto – c’e’ stata una riunione con gli assessori Contrafatto e Croce e i dirigenti competenti per discutere gli interventi immediati e urgenti per fronteggiare l’emergenza derivata dalla chiusura di alcune discariche. Adegueremo le discariche esistenti per ridurre al minimo l’impatto ambientale, le renderemo moderne e non inquinanti. Cio’ che rimane del rifiuto vogliamo trasformarlo in combustile, in un bene appetibile per il mercato. Alcune discariche dovranno comunque essere adeguate a causa del vulnus causato dalle chiusure disposte dalla magistratura. Le miglioreremo con gli impianti di trattamento”.
Uno dei temi e’ “la differenziata – ha specificato Crocetta -, che in Sicilia e’ appena al 10 per cento. La differenziata si puo’ fare. Vogliamo avviare il biocompostaggio, la separazione dei rifiuti e gli impianti di Css (per il Combustibile Solido Secondario, nda), superando la logica dei termovalorizzatori. Non vogliamo piu’ aprire discariche. Il livello di impiantistica sara’ il piu’ avanzato del Paese. Il prodotto ricavato dalla lavorazione del rifiuto si potra’ addirittura vendere, contribuendo alla riduzione dei costi”. Sui debiti dei comuni causati dall’emergenza rifiuti il governatore e’ stato netto: “Siamo disponibili ad anticipare ai comuni alcune somme per ripianare i debiti. Ma si tratta di un credito, poi dovranno pagare”.
 Attualmente sono 9 le discariche attive, 6 gli impianti di compostaggio, più uno di Trattamento meccanico biologico (Tmb). Numeri insufficienti per far fronte alla massa di rifiuti prodotti in tutto il territorio regionale. Il piano redatto nel 2012 è stato messo in atto con l’approvazione della Valutazione ambientale strategica (Vas). Lo ha chiarito l’assessore all’Energia, Vania Contrafatto, sottolineando che «né ora né in passato la Sicilia ha operato in regime d’illegittimità». «Visto che alcuni impianti sono stati chiusi dalla magistratura – ha detto l’assessore – dopo avere interloquito col ministero dell’Ambiente, abbiamo approvato una serie d’interventi urgenti per ammodernare il piano. L’attuazione di questi interventi la presenteremo martedì al ministro Galletti. Cosa diversa è l’aggiornamento del piano del 2012, in fase di redazione. Una volta approvato il decreto sul vecchio piano, procederemo con l’aggiornamento». Il 30 giugno scade la proroga dell’operatività degli Ato in liquidazione. Per chiudere la stagione degli Ato e passare alle Srr, ha concluso Crocetta, «siamo disponibili ad anticipare ai Comuni alcune somme per ripianare i debiti. Si tratta però di un credito che poi dovranno pagare».
http://ilmattinodisicilia.it/12785-piano-rifiuti-sicilia-dopo-tre-anni-arriva-il-primo-si-da-roma/





RIFIUTI PIANO REGIONE SICILIA LUPO GURI


RIFIUTI PIANO REGIONE SICILIA VAS_piano_rifiuti_Rapporto_ambientale_02_05_14


Rifiuti Piano Regione Sicilia Vas Piano Rifiuti Rapporto Ambientale 02-05-14

PIANO RIFIUTI REGIONE SICILIA

Piano rifiuti Sicilia, dopo tre anni arriva il primo si da Roma…



Non sempre è la Sicilia quella che perde tempo. Il piano rifiuti presentato dall’allora governo regionale di Raffaele Lombardo ha avuto un primo si da Roma, dal Ministero dei Beni Culturali. L’annuncio lo ha dato il presidente della Regione Crocetta, che fa notare come, nonostante il ritardo, il piano sia comunque utile a sbloccare risorse per un’emergenza che non conosce fine.
“Ieri – ha aggiunto – c’e’ stata una riunione con gli assessori Contrafatto e Croce e i dirigenti competenti per discutere gli interventi immediati e urgenti per fronteggiare l’emergenza derivata dalla chiusura di alcune discariche. Adegueremo le discariche esistenti per ridurre al minimo l’impatto ambientale, le renderemo moderne e non inquinanti. Cio’ che rimane del rifiuto vogliamo trasformarlo in combustile, in un bene appetibile per il mercato. Alcune discariche dovranno comunque essere adeguate a causa del vulnus causato dalle chiusure disposte dalla magistratura. Le miglioreremo con gli impianti di trattamento”.
Uno dei temi e’ “la differenziata – ha specificato Crocetta -, che in Sicilia e’ appena al 10 per cento. La differenziata si puo’ fare. Vogliamo avviare il biocompostaggio, la separazione dei rifiuti e gli impianti di Css (per il Combustibile Solido Secondario, nda), superando la logica dei termovalorizzatori. Non vogliamo piu’ aprire discariche. Il livello di impiantistica sara’ il piu’ avanzato del Paese. Il prodotto ricavato dalla lavorazione del rifiuto si potra’ addirittura vendere, contribuendo alla riduzione dei costi”. Sui debiti dei comuni causati dall’emergenza rifiuti il governatore e’ stato netto: “Siamo disponibili ad anticipare ai comuni alcune somme per ripianare i debiti. Ma si tratta di un credito, poi dovranno pagare”.
 Attualmente sono 9 le discariche attive, 6 gli impianti di compostaggio, più uno di Trattamento meccanico biologico (Tmb). Numeri insufficienti per far fronte alla massa di rifiuti prodotti in tutto il territorio regionale. Il piano redatto nel 2012 è stato messo in atto con l’approvazione della Valutazione ambientale strategica (Vas). Lo ha chiarito l’assessore all’Energia, Vania Contrafatto, sottolineando che «né ora né in passato la Sicilia ha operato in regime d’illegittimità». «Visto che alcuni impianti sono stati chiusi dalla magistratura – ha detto l’assessore – dopo avere interloquito col ministero dell’Ambiente, abbiamo approvato una serie d’interventi urgenti per ammodernare il piano. L’attuazione di questi interventi la presenteremo martedì al ministro Galletti. Cosa diversa è l’aggiornamento del piano del 2012, in fase di redazione. Una volta approvato il decreto sul vecchio piano, procederemo con l’aggiornamento». Il 30 giugno scade la proroga dell’operatività degli Ato in liquidazione. Per chiudere la stagione degli Ato e passare alle Srr, ha concluso Crocetta, «siamo disponibili ad anticipare ai Comuni alcune somme per ripianare i debiti. Si tratta però di un credito che poi dovranno pagare».
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RIFIUTI PIANO REGIONE SICILIA LUPO GURI


RIFIUTI PIANO REGIONE SICILIA VAS_piano_rifiuti_Rapporto_ambientale_02_05_14



mercoledì 27 maggio 2015

VOTO DI SCAMBIO POLITICO-MAFIOSO IN SICILIA. TUTTE LE INTERCETTAZIONI DELLA FINANZA



Roma, 27 mag - Dalle prime ore di questa mattina ifinanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria stanno eseguendo 5 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Palermo, Ettorina Contino, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, Procuratore Aggiunto Vittorio Teresi, nell’ambito di una più ampia indagine che vede indagati 28 persone per i reati di scambio elettorale politico-mafioso, corruzione elettorale, peculato, malversazione ai danni dello stato, usura e corruzione.
I provvedimenti restrittivi, richiesti dai pp.mm. Del Bene, Picozzi, Scaletta e Luise, sono stati disposti nei confronti di Antonino Dina, Roberto Clemente, Francesco Mineo, Giuseppe Bevilacqua e Leonardo Gambino, per aver promesso o ricevuto denaro o altre utilità in cambio di voti, per sé o per altri, in occasione delle ultime elezioni di maggio ed ottobre 2012 per il rinnovo, rispettivamente, del Consiglio Comunale di Palermo e dell’Assemblea Regionale Siciliana (A.R.S.).
Le attività investigative traggono origine dall’approfondimento dei legami esistenti tra un politico palermitano, Giuseppe Bevilacqua, ed esponenti della locale criminalità organizzata, con particolare riferimento al mandamento mafioso di "Tommaso Natale", grazie ai quali il primo per sua stessa ammissione - come emerso dalle indagini- già nel 2007 aveva ottenuto la nomina a Consigliere presso la VII Circoscrizione del Comune di Palermo.
L’operazione Agorà, come denominata dalle Fiamme Gialle, ha fatto emergere come in occasione delle consultazioni di maggio 2012 per il rinnovo del Consiglio Comunale di Palermo, Bevilacqua, candidato nelle file del partito "Cantiere Popolare", in cambio della promessa di "posti di lavoro" per familiari ed amici suoi "sostenitori", fra cui alcuni nomi storici di mafia, faceva nuovamente ricorso all’illecito scambio ed "appoggio" elettorale.
Bevilacqua, non si è fatto alcuno scrupolo pur di ottenere benefici economici ed elettorali, neanche quando ha fatto ricorso ai prodotti alimentari destinati ai bisognosi. L’uomo politico ha, infatti, indirizzato prima presso la propria segreteria l’attività di distribuzione di generi alimentari forniti dalla fondazione "Banco delle Opere di Carità", per poi prevalentemente destinarla quale merce di scambio per ottenere, in modo criminale, vantaggi economici personali nonché consensi elettorali, da parte degli stessi indigenti che avrebbe dovuto aiutare. Al riguardo, si rappresenta che sono tuttora in corso gli accertamenti finalizzati a consentire la corretta qualificazione giuridica di tale condotta.

Le elezioni comunali non hanno avuto l’esito sperato dal Bevilacqua che, nonostante i 1.114 voti ottenuti, si classificava terzo, e quindi primo dei non eletti del suo partito. Insoddisfatto, le elezioni regionali indette per il successivo mese di ottobre 2012 costituivano per Bevilacqua una ulteriore opportunità per ottenere il seggio al Consiglio comunale. Le indagini, infatti, hanno evidenziato che concludeva un accordo con il collega di partito Roberto Clemente, già vincitore delle precedenti elezioni comunali.

Bevilacqua si impegnava ad appoggiare la candidatura di Clemente, ottenendone in cambio, in caso di elezione all’Assemblea Regionale, l’impegno a dimettersi dalla carica di Consigliere comunale per favorirlo in quanto primo dei non eletti.
Nonostante il successo politico (ben 7.267 voti), Clemente non si dimetteva dal proprio incarico comunale. Sempre durante le stesse consultazioni regionali, Bevilacqua concludeva analoghi accordi criminali con altri due esponenti politici locali, Antonino Dina, detto Nino, e Francesco Mineo – entrambi già Deputati Regionali, il primo dei quali rieletto – interessati, al pari di Clemente, a beneficiare del consistente bacino elettorale del Bevilacqua.

In contropartita, Dina offriva sia denaro, sia utilità consistenti nell’attribuzione di incarichi presso enti pubblici a persone indicate da Bevilacqua, con la precisazione che avrebbero prestato attività lavorativa solo fittiziamente a fronte di una retribuzione reale. Mineo, invece, prometteva l’erogazione di un finanziamento dell’importo di 20.000 euro a favore di un’associazione riconducibile ad un familiare di Bevilacqua. 



https://www.youtube.com/watch?v=uBtu_iWkIsA#action=share

L’ex cuffariano Dina e i sospetti fuori tempo massimo di Crocetta

Un pacchetto di trenta voti venduto per centocinquanta euro: in pratica, 5 euro per ogni preferenza.

LE INTERCETTAZIONI:
 

È uno spaccato di mafia, criminalità e miseria quello che viene fuori dall’ultima indagine del nucleo di Polizia valutaria della Guardia di finanza: agli arresti domiciliari sono finiti tre deputati regionali (due in carica e un ex) dal passato altisonante come Nino Dina, Franco Mineo e Roberto Clemente

martedì 26 maggio 2015

Roberta Benetti e la molecola che blocca il cancro: ordinaria storia di sensazionalismo scientifico

Roberta Benetti e la molecola che blocca il cancro: ordinaria storia di sensazionalismo scientifico


Immagine circolante su Facebook sulla ricerca della dottoressa Roberta Benetti Facebook (l'immagine della dott.ssa Benetti è dell'Università di Udine)

Nei giorni scorsi ha ricominciato a circolare con una certa frequenza un'immagine che raffigura una ricercatrice italiana, la dottoressa Roberta Benetti, accompagnata da una descrizione che illustra i risultati da lei conseguiti nello sviluppo di terapie anti-tumorali.

In particolare, la dottoresa Benetti viene descritta come "la ricercatrice italiana che ha scoperto le molecole che bloccano la proliferazione tumorale e che, aggredendo soltanto le cellule malate, potranno rappresentare l’alternativa alla chemio e alla radioterapia". In questo modo, si spiega nell'immagine, si aprirebbe "la strada per l’uso di queste molecole nelle future terapie antitumorali. Questo tipo di terapia  in futuro potrebbe sostituire le tecniche attualmente utilizzate nel trattamento del cancro ossia la chemioterapia e la radioterapia".
Dal momento che in passato abbiamo trattato notizie di questo tipo che potevano tranquillamente essere bollate come bufale, è bene fare subito una doverosa precisazione: la ricerca della dottoressa Benetti esiste, ed è decisamente molto promettente. Ci permettiamo di rimarcare questa parola: "promettente".
Infatti, come troppo spesso capita, una ricerca "semplicemente" promettente viene riportata dai mezzi d'informazione come se si trattasse della scoperta del secolo, con toni sensazionalistici che decisamente mal si coniugano con il lungo e complesso lavoro che qualsiasi avanzamento in ambito scientifico richiede.
Di norma, quando da queste parti trattiamo qualche progresso scientifico (ed in particolare in campo medico) preferiamo sin dal titolo utilizzare espressioni come "nuova speranza", "è possibile", "fatti dei progressi", "passi in avanti" e così via. Questo perché non esiste nulla di peggio che creare false aspettative sparando titoli ltisonanti ma poco attinenti con la realtà.
Anche la ricerca della dottoressa Benetti è purtroppo passata attraverso questo meccanismo, ed è infatti spesso citata (a sproposito) come uno studio boicottato dalle case farmaceutiche, che hanno l'interesse a non far sviluppare da nessuno cure alternative alla chemioterapia ed alla radioterapia. A scanso di equivoci, chiariamo subito: non pensiamo che i colossi del settore farmaceutico siano degli enti caritatevoli che hanno a cuore la salute dei pazienti. Sono delle normali società a scopo di lucro, e gli interessi che più hanno a cuore sono i loro. 
Ciò non vuol dire che "Big Pharma" si nasconda dietro a qualsiasi ricerca apparentemente promettente che poi non approda a nulla: quando questo capita, è nella maggior parte dei casi un esito assolutamente naturale, che non dipende da intricati complotti volti a danneggiare la salute pubblica.
Lo studio della dottoressa Benetti e dei suoi colleghi dell'Università di Udine è, come detto, di particolare importanza: come spiegato già nel 2010 in un paper pubblicato su Cancer Research, con questa ricerca è stato dimostrato per la prima volta come la molecola microRNA miR-335 sia direttamente responsabile nel controllo della generazione e delle funzioni dell’oncosoppressore Rb, gene coinvolto nella protezione dello sviluppo dei tumori.
"Inoltre, nello studio si evince che l’espressione della miR-335 influisce in modo diretto nel bilanciare il delicato equilibrio di protezione contro lo sviluppo tumorale, perché intacca attraverso l’indiretta influenza anche sull’oncosoppressore p53, gli effetti di due fondamentali proteine note per essere deregolate nella genesi dei tumori", spiegavano qualche anno fa dall'Università di Udine.
Questi eccezionali risultati hanno spinto nel corso degli anni molte testate a sovrastimare non tanto l'importanza della ricerca, quanto il livello di avanzamento di quanto scoperto: ci fu chi proclamò l'individuazione di "Un'alternativa alla chemioterapia", mente altri definirono la Benetti "la donna che ha scoperto la cura per il cancro".
Niente di tutto questo, purtroppo, era vero. A precisarlo fu due anni fa la stessa giovane dottoressa friulana, oggi 41enne, in una lettera inviata al blog Polisemantica, che già dall'esordio lascia ben poco spazio alle interpretazioni: "Le notizie che girano in internet (...) si sono amplificate con un sensazionalismo giornalistico incontrollabile che in primis non garantisce il rispetto ai pazienti colpiti da questa terribile malattia".
"In termini di applicabilità terapeutica lo studio sul miR-335 è ancora molto lontano dalla clinica e nessuno di noi ricercatori si è mai permesso di affermare che possa SOSTITUIRE la chemioterapia", spiega la Benetti, che conclude spiegandodi voler "dare speranza alla gente (e per questo le forze di tutti noi ricercatori, di cui la mia è parte milionesima, sono sempre unite e stimolate) ma anche assolutamente evitare false illusioni".
Difficile essere più d'accordo con quanto scritto dalla nostra ricercatrice: specialmente quando si tratta di studi in campo medico, si dovrebbe sempre tenere a mente che determinate notizie non vengono lette soltanto da chi le trova interessanti dal punto di vista scientifico, ma anche da chi vive quel determinato problema di salute sulla propria pelle, e vede in derminati annunci roboanti una speranza che in realtà (ancora) non esiste. Il percorso che conduce ad una scoperta scientifica realmente rivoluzionaria non è quello di uno sprint sui 100 metri, ma di una sfiancante maratona.

lunedì 25 maggio 2015

Le Mani su Isola delle Femmine: Madrid: festa per le strade dopo affermazione di P...




Madrid: festa per le strade dopo affermazione di Podemos

Per pochi voti Podemos non ha vinto ma ha comunque causato il peggiore risultato del Partito popolare spagnolo dal 1991 (crollato dal 37% al 26,6). Gli elettori del partito anti casta e anti corruzione sono scesi in piazza a festeggiare una quasi vittoria



































25 MAGGIO 2015


Spagna, Pablo Iglesias: ''Sì se puede''



Subito dopo la vittoria di Podemos alle elezioni amministrative e regionali, con la conquista di Barcellona e il testa a testa a Madrid, il leader Pablo Iglesias ha detto:''Un anno fa dicevano che non potevamo sfidare il bipartitismo e che la dignità non poteva aver casa tra le istituzioni. Dicevano che non avremmo saputo sfidare Esperanza Aguirre del Partito popolare e il governo corrotto. Grazie Manuela, grazie Madrid per averci mostrato che invece si può!". Manuela Carmena, 71 anni,ex avvocato giuslavorista, esordiente della politica, non è riuscita a diventare sindaco della capitale: i popolari hanno infatti ottenuto, anche se di poco, la maggioranza dei seggi ma ora devono per forza allearsi











http://video.repubblica.it/mondo/spagna-pablo-iglesias-si-se-puede/201960/201017?ref=vd-auto





Madrid: festa per le strade dopo affermazione di Podemos Spagna, Pablo Iglesias: ''Sì se puede''

domenica 24 maggio 2015

Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: RIEPILOGO RIGHE CONTATE PER CAPITOLI E PER FONTI D...

Riepilogo Righe
Contate Per Capitoli e Per Fonti Del Piano Aria Regione Sicilia Riepilogo







Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: COMMISSIONE INCHIESTA CANNOVA RELAZIONE COMM DISCA...

Commissione
Inchiesta Cannova Relazione Comm Discariche Oikos Spa Sicula Trasporti Tirreno
Ambiente Proto Decreto 54 Integr Con Decreto 102 2014 Lo Bello Sansone
Gullo d’angelo gelardi arnone latteo


Marino Ex Assessore Energia Acque Rifiuti Sicilia Depone Commissione
Sul Riciclo Rifiuti  Cannova Marino Lo
Bello Sansone Gullo d’angelo gelardi arnone latteo 27 03 15









Lo Bello Ex Assessore Ambiente Sicilia Depone Commissione Sul
Riciclo Rifiuti  Gullo Cannova Sansone
Marino Lo
Bello d’angelo gelardi arnone latteo lupo
 27 03 15








Gullo Ex Direttore
Generale Ambiente Sicilia Depone Commissione Sul Riciclo Rifiuti Cannova Marino Lo Bello Sansone GULLO
d’angelo gelardi arnone latteo lupo
27 03 15



venerdì 22 maggio 2015

Isola delle Femmine Documenta: RICORDANDO FALCONE, TRA VIA NOTARBARTOLO E VI...

Ricordando Falcone, tra  via   Notarbartolo  e  via
Duca Della Verdura

Stefano Vaccara
22 May 2015


A Palermo per la commemorazione del magistrato
siciliano, in cui quest'anno la Fondazione Falcone ha coinvolto NIAF,
riconosco la toponomastica di una storia di mafia. Alla
celebrazione nell'aula bunker ci saranno anche Mattarella e Grasso. Poi il
pellegrinaggio verso la casa di Giovanni Falco
ne

Accade al JFK, mentre mi accingo a salire sul Boeing della Meridiana, che mi rendo conto che è la prima volta, in 23 anni d'America, che faccio ritorno a Palermo alla fine di maggio. Già, non mi era mai accaduto così vicino alla data del 23, quando si ricorda la strage di Capaci. Nel 1992 ero da pochi mesi da graduate student a Boston e la notizia di quell'esplosione e di tutti quei morti mi sconvolse. Quello svincolo di Capaci, sull'autostrada dell'aeroporto di Palermo che allora si chiamava Punta Raisi, poi lo attraversai decine di volte, mai a maggio. Questo volta, passandolo sull'autobus che mi riporta a Palermo, mi fa un effetto più forte, la stessa fitta sentita in America. Allora ricordo il senso di rifiuto della sicilianità, e quando toccò a Borsellino, il distacco dalla Sicilia, terra di mafia, fu convinto e profondo.
Ma con gli anni americani che trascorrevano, ho poi capito quanto il sacrificio di quegli eroi per la Sicilia, diventi un motivo fondamentale per invece sentirsi fieri della propria "sicilitudine". Giovanni Falcone, come Paolo Borsellino, era nato e cresciuto nel quartiere popolare della Kalsa. Siciliani come le altre centinaia di magistrati, poliziotti, carabinieri uccisi dalla mafia. A combattere Cosa Nostra in Sicilia fino a morirne, tranne poche eccezioni (Carlo Alberto Dalla Chiesa) sono stati, da sempre, i siciliani. 
Il confortevole autobus passa dalla Piazza della Statua ed entra in via della Libertà, la strada più importante di Palermo, quella che ti porta verso il centro storico. Ad ogni incrocio un ricordo. Ecco sulla sinistra il Don Bosco Ranchibile, la mia prima scuola con l'oratorio dei ricordi che ti scaldano l'anima. Via La Marmora, con quella casa dove terminerà l'infanzia iniziata a Mazara. Ed ecco che a destra spunta un primo incubo, via Pipitone Federico, dove 9 anni prima di Falcone e Borsellino, la mafia uccise il giudice Rocco Chinnici, con la stessa tecnica usata per i suoi magistrati, i suoi allievi. Ancora si commette l'errore di scrivere, persino sui libri di storia,  che solo negli anni Novanta, con "l'attentatuni" di Capaci e Via d'Amelio, i corleonesi di Totò Riina passarono ai metodi da "guerra civile". Invece i palermitani, come anche il bravissimo Pif ha ricordato nel suo bel La mafia uccide solo d'estate, ricordano bene come la Mafia le tecniche "di guerra" le ha sempre usate. 
In Sicilia, la mafia ha combattuto le sue guerre ma anche quelle "per procura". Come nel maggio 1947, a Portella Della Ginestra. Nel caso di Chinnici, in una strada centralissima, fece esplodere una autobomba che solo per miracolo non fece più morti.  L'obiettivo, il giudice venuto da Castelvetrano (il paese dove sarebbe stato ucciso Salvatore Giuliano e regno di Matteo Messina Denaro), quel Chinnici che doveva saltare in aria proprio perché stava guidando il giovane Falcone nelle tecniche dell'individuazione non solo degli interessi mafiosi, ma anche degli interessi che li proteggevano. 
Ancora, poco dopo, Via Pipitone Federico, ecco che a sinistra c'è il marciapiede di via Libertà dove una volta ci si sedeva ai tavolini della Pizzeria Astoria, le schiacciate più buone di Palermo. In quello  stesso marciapiede, in una domenica di Pasqua del 1980, la mafia crivellò di colpi, davanti alla moglie e ai figli, Piersanti Mattarella, presidente della Regione e fratello di Sergio, attuale presidente della Repubblica, che tra i primi accorse per abbracciarlo prima che spirasse. Un altro delitto di mafia motivato dagli interessi "paralleli". 
Palermo è ancora bellissima, il sacco di Lima e Ciancimino l'ha sfregiata per sempre, ma lo stupore per certi angoli sopravvissuti resta intatto. Arrivo presto la mattina, e dal bus scendo all'angolo della via Notarbartolo, la strada che taglia Via Libertà proprio all'altezza in cui inizia il bellissimo "giardino inglese". Emanuele Notarbartolo, nome importante per una strada, per ricordare il primo "cadavere eccellente" della mafia, quello del presidente del Banco di Sicilia ed ex sindaco di Palermo ammazzato nel 1893 (ovviamente delitto mafioso quindi impunito). Su quell'incrocio vedo decine di studenti che a piedi o in motorino e in vespa, vanno verso via Marchese di Villabianca, e mi rivedo, trentacinque anni fa. Ma noto quanto questa gioventù sia esotica, vedo tanti ragazzi e ragazze di origini africane, mediorientali, asiatiche, con facce sorridenti, che vanno proprio in direzione del mio Liceo Scientifico Cannizzaro o del Classico Garibaldi, dove studiarono gli amici di tutta la vita e quella ragazza dagli occhi blu normanni rimasta in un angolo del cuore. L'aula bunker, quella accanto al carcere l'Ucciardone, sta in mezzo a questi due licei,  proprio continuando giù la via Notarbartolo, che si trasforma in Via Duca Della Verdura andando in direzione del mare. Via Duca della Verdura… Si dice da sempre che sia stato proprio lui il mandante dell'omicidio Notarbartolo. Quel duca che Crispi aveva imposto al Banco di Sicilia per frenare quel marchese Notarbatolo, che alla presidenza del Banco di Sicilia non voleva più coprire gli affari sporchi con gli amici degli amici. Ma chi ha deciso quella incredibile toponomastica a Palermo? Dalla via Notarbatolo,  primo cadavere eccellente della mafia,  si attraversa via della Libertà per continuare sulla strada del probabile mandante della sua morte. Come per dire: ma quale libertà, qui a Palermo comanda la mafia! 
Scendendo giù per via Duca della Verdura si arriva in quell'aula blindata dove Falcone e Borsellino stupirono l'Italia e il mondo, fecero vedere quanto la mafia fosse veramente e soltanto un  "fenomeno umano", e che appunto potesse avere un inizio e una fine. Che bastava compiere il proprio dovere, fare con impegno e nelle regole il proprio lavoro di magistrati, e i mafiosi finivano condannati e in carcere. Per la prima volta, la mafia alla sbarra tremò. Ma con i boss, tremarono anche gli interessi altissimi e "raffinatissimi", che dal 1943 avevano riportato la mafia ad essere quella che l'ex magistrato, Diego Tajani, già nel 1875, appena entrato in Parlamento, puntando il dito contro i banchi del governo, dichiarò di essere lo "strumento di governo locale".
Il mio aereo, quel comodo volo Meridiana diretto da New York con delle hostess di una gentilezza e professionalità da incorniciare, era atterrato a Palermo in anticipo. Ma all'aeroporto che ora porta il nome di Falcone e Borsellino non funzionava nulla. Attesa di oltre venti minuti dentro l'aereo per poter scendere. Pioveva ma si camminava sulla pista dell'aeroporto, come se fossimo negli anni Cinquanta. Confusione assurda per la dogana internazionale, con un solo controllo dove tutti dovevano far passare i bagagli e la fila che diventavano interminabile. Il sorriso visto durante il volo dei turisti nell'impatto con quel caotico aeroporto, si è spento, anche quel bambino italoamericano visto in aereo che col papà si esercitava nell'italiano, è diventato triste. Pure questa è mafia, rendere difficile e caotico quello che dovrebbe essere semplice, organizzato ed efficiente. Ma chi gestisce così vergognosamente l'aeroporto che porta il nome degli eroi della Sicilia? Chi li ha messi lì a sporcare i nomi simbolo della Sicilia che sa compiere il proprio dovere?
Sono a Palermo grazie all'invito della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone. Sono  emozionato all'idea di partecipare alla commemorazione nell'aula bunker. Ci saranno, nell'aula, anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Senato Pietro Grasso, entrambi palermitani.
La Fondazione Falcone ha coinvolto la National Italian American Foundation (NIAF), che viene rappresentata dal suo presidente John Viola. Sull'aereo della Meridiana non l'ho visto, penso arriverà con un altro aereo. Con me però hanno viaggiato gli studenti di una scuola pubblica di Washington DC, invitati a partecipare sempre dalla fondazione Falcone. I giovani americani, un melting pot di etnie, arrivano a Palermo per riempire  ancora più di significati quel sacrificio del magistrato che sapeva come combattere la mafia lavorando d'intesa con i magistrati degli Stati Uniti. Così come significativo è l'accordo di partnership accademica, presentato in occasione delle celebrazioni di quest'anno, con cui la Commissione per gli Scambi Culturali tra l'Italia e gli Stati Uniti (che gestisce i programmi Fulbright in Italia) si è unita a Fondazione Giovanni e Francesca Falcone e alla NIAF per offrire, per il triennio 2016 -2019, tre borse di studio e ricerca in criminologia destinate a cittadini statunitensi, fino a 12,700 euro. Per lo stesso triennio, sono previste anche tre borse di studio fino a 12mila dollari per studenti provenienti da atenei siciliani che potranno svolgere attività di ricerca e studi in criminologia in alcune università degli Stati Uniti. Alla presentazione dell'accordo, venerdì mattina, c'erano Maria Falcone, sorella del magistrato, e Paola Sartorio, executive director di Fulbright Italia.
Dopo l'aula bunker, si andrà tutti sotto l'albero di Falcone che i cittadini palermitani, dopo l'attentato, riempirono spontaneamente di bigliettini. Quell'albero sotto casa del giudice, in via Notarbartolo 23, la strada del primo cadavere eccellente della mafia, quella strada che, continuando verso via della Libertà, poi diventa via Duca della Verdura, per essere certi che a nessuno vengano idee strane in testa.
http://www.lavocedinewyork.com/Ricordando-Giovanni-Falcone-tra-via-Notarbartolo-e-via-Duca-Della-Verdura/d/11939/